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Riflessioni educative

Le riflessioni di Marcella"Riflessioni educative” è uno spazio di approfondimento che accoglie il  bisogno che babbi e mamme hanno più volte espresso, quello di essere "sostenuti" nelle piccole e grandi scelte quotidiane con i figli e "aiutati" ad apprendere modi di comportamenti  incoraggianti, di ascolto, di accoglienza e comprensione diretti a rilevare gli aspetti positivi dell’agire del loro bambino.

E’ Marcella Dondoli socia fondatrice e consigliera dell'Associazione che, in qualità di Coordinatrice Pedagogica dei servizi all’infanzia e responsabile de La Scuola dei Genitori, degli Incontri del Venerdì con gli Esperti, di Help famiglia ...), conduce questo spazio virtuale dove possono trovare accoglimento e approfondimento le molteplici domande che emergono durante gli incontri e le riunioni nei servizi de La Clessidra.

Questo spazio può rappresentare un "file rouge" fra La Clessidra e tutti coloro che sono interessasti a riflettere sui temi dell’educazione intenzionale



Dire di no ... non sempre fa male PDF Stampa E-mail

“Ma come si fa a dire di no! Lui insiste ... io dopo un po’ cedo! Non lo posso sentire piangere. Domanda e dichiarazione di impotenza ricorrenti. A volte mi capita di entrare nel merito della risposta ironizzando: Signora spero molto che lei sia ricca perché con queste premesse non riesco a immaginare come se la caverà se all’età di 18 anni suo figlio le chiederà una Ferrari!” Ma i genitori non cedono nemmeno all’ironia. Da genitori amano molto i loro figli. E allora qualcuno risponde che quando sarà grande capirà di più, qualcun altro dice ma si vedrà, e qualcun altro ancora, talvolta, sorride alla battuta mentre io penso che la difficoltà di saper dire di no, di imparare a dare dei confini educativi ai figli, aumenti in proporzione alla loro crescita. Se non sono state messe delle basi su cui costruire una reciproca fiducia, più i figli sono grandi, maggiori saranno le loro esigenze e più difficile sarà far capire loro che non si può perché sono cresciuti nell’inganno che tutto si poteva.

Cari genitori provate a pensare quando a voi capita di sentirvi dire di no. Vi fa piacere o avreste preferito ascoltare una risposta positiva? Sicuramente è la seconda quella che scegliereste. Ma da adulti sapete anche discernere quando il no che vi arriva è giustificato o meno. Di conseguenza scegliete il comportamento da adottare.

I bambini piccoli non sanno discernere: per cui un no è sempre una risposta che mette alla prova la loro emotività. Ed è proprio in questo sentire emotivo dei bambini che nascono le difficoltà relazionali e educative fra genitori e figli.

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Capricci, capricci, capricci… PDF Stampa E-mail

Marcella Dondoli 1 ottobre 2013

Di fronte alle reazioni capricciose dei bambini i genitori rimangono spiazzati. Non so cosa fare… a volte mi arrabbio ma non risolvo niente, anzi sembra che mio figlio si arrabbi di più,… altre volte cerco di ignorarlo ma poi mi chiedo se è giusto … finisce sempre che faccio quello che mi ha chiesto per non sentirlo più piangere e urlare…

Per entrare in questo argomento che mette tanto in difficoltà i genitori (così almeno mi dicono quelli che incontro) definiamo questo termine. Nel Dizionario di Psicologia curato da Umberto Galimberti il capriccio viene definito "la manifestazione improvvisa e incontrollata di rabbia e aggressività, generalmente impotente, adottata come risposta ad una frustrazione". Quindi, attraverso il capriccio, bambine e bambini esprimono un disagio scatenato da importanti emozioni come la delusione.

Sentirsi dire di no e accettare il no non è mai facile nemmeno quando si è piccoli.

Incontro molto spesso i genitori e anche quando l'argomento alla base del confronto reciproco non riguarda la capacità di saper dire di no e manterlo, prima o poi qualcuno di loro mi domanda sempre come si fa a dire di no ai bambini. E nella loro richiesta "sento" tutta la paura che padri e madri hanno di sbagliare, di fare del male ai loro figli. Se gli dico di no si arrabbia, piange, urla!

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Parlare della morte ai bambini PDF Stampa E-mail

Parlare della morte ai bambini

Il 29 di settembre di questo anno è morto mio padre. Era vecchio e anche malato.
Aveva attraversato una vita difficile segnata dalla guerra e dalle difficoltà della vita contadina. Ma era stato molto amato e, a suo modo, aveva saputo amare. Accanto a me, in questo momento di distacco definitivo dall’ultima delle persone che mi aveva dato la vita, c’erano la mia famiglia, i parenti, gli amici, i vicini di casa, i colleghi di lavoro. Chi con la loro presenza, chi con telegrammi, le telefonate, gli sms. Ringrazio tutti con grande affetto. Fra di loro c’era anche un bimbo di appena tre mesi.
L’ho trovato all’entrata del cimitero con suo padre e sua madre. Ci siamo salutati e in questo atto affettuoso e di cura verso di me è stato spontaneo il passaggio del piccolo nelle mie braccia. Con lui sono andata verso il carro funebre e gli ho detto: “Sei venuto a salutare il nonnino. Grazie. Vedi è lì dentro e dorme un sonno molto lungo”.
Con passo lento e gli uni vicini agli altri abbiamo accompagnato il feretro verso il luogo della sepoltura. Quando gli addetti del cimitero si accingevano a mettere la bara dentro al loculo il bambino si è messo a piangere. La mamma con naturalezza ha messo il figlio al seno. Mentre una vita se ne andava, una si alimentava per crescere e viaggiare dentro a quel miracolo che può esistere solo perché un giorno finisce per lasciare posto, in questo mondo, a chi deve ancora venire.

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Il Pannolone PDF Stampa E-mail

Lo hanno detto anche all’”Eredità”… ( a proposito di come e quando togliere il pannolone)

La domanda posta dal conduttore più o meno suonava così: “Le vacanze estive al mare sono il periodo migliore per togliere il pannolone ai bambini. Vero o falso? “
Fermo il ferro da stiro sull’asse, alzo lo sguardo verso il monitor della televisione e mi dico “Eccoci,...!”
“Vero” risponde il partecipante, il conduttore conferma: “Risposta esatta” e si cimenta anche in un commento del tutto improvvisato: “ Beh, si vede che i bambini
quando sono sulla spiaggia si sentono più liberi e imparano prima…” “Eh certo, pare non ci sia altra soluzione se non quella di aspettare l’estate, il sole e la spiaggia – mi dico io a voce alta senza dare la minima importanza al fatto che sono sola in casa. E, sulla scia delle emozioni, continuo dicendo con fare ironico:
– Chissà come fanno ad imparare a togliersi il pannolone quei bambini che non vanno al mare! E quelli che sono nati due anni prima nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile che fanno? Rischiano di “lessarsi la pancia e le mele” in attesa dell’estate?
Ma lasciamo andare per la sua strada l’ironia e cerchiamo di capire perché oggi i genitori tardano sempre di più a prendere la decisione di abituare i bambini al controllo degli sfinteri. Dal rapporto costante che ho con loro mi rendo conto che le mamme (perché sono quasi sempre loro che affrontano questo problema) hanno paura di anticipare troppo i tempi, oppure temono che i bambini non siano pronti. Si sentono impacciate, non sanno cosa dire ai loro figli e come dire loro che è arrivato il
momento per questa svolta.

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Bambini Maccicati PDF Stampa E-mail

Bambini “maccicati”!

Qualche tempo fa un’educatrice in attesa e con una pancia evidente, si recò a salutare i bambini della sua sezione. Al suo arrivo fu accolta dalla sostituta che invitò i bambini ad andarle incontro per salutarla:
“ E’ venuta a trovarvi la vostra tata, vi ricordate che aspetta un bambino?
“ Dove è il bambino? – chiese qualcuno dei piccoli
“E’ qui, dentro la sua pancia”
Un altro di loro si avvicinò, guardò la pancia dell’educatrice in attesa e poi chiese:
“Maccicato?” (masticato?)
Le educatrici si guardarono, a dir poco, sorprese per l’osservazione acuta di un bambino dell’età di due anni circa. Superato il primo momento di impaccio e facendo ricorso alla sua professionalità, l’educatrice in attesa, si abbassò all’altezza del bambino e rispose:
“ No, non ho mangiato un bambino! Io e mio marito abbiamo fatto all’amore perché ci amiamo.
Il suo semino e il mio si sono incontrati ed è nato un bambino piccolo, piccolo. Ora sta crescendo dentro la mia pancia e quando è pronto bussa e io lo aiuto ad uscire.”
Il bambino evidentemente soddisfatto della risposta si allontanò per continuare a fare il gioco che aveva interrotto al momento dell’arrivo dell’educatrice.
Fin qui tutto facile,penserà qualcuno di voi, bambini piccoli, domande piccole.
Si complica, la risposta, quando i bambini sono più grandi.

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