Capricci, capricci, capricci… PDF Stampa E-mail

Marcella Dondoli 1 ottobre 2013

Di fronte alle reazioni capricciose dei bambini i genitori rimangono spiazzati. Non so cosa fare… a volte mi arrabbio ma non risolvo niente, anzi sembra che mio figlio si arrabbi di più,… altre volte cerco di ignorarlo ma poi mi chiedo se è giusto … finisce sempre che faccio quello che mi ha chiesto per non sentirlo più piangere e urlare…

Per entrare in questo argomento che mette tanto in difficoltà i genitori (così almeno mi dicono quelli che incontro) definiamo questo termine. Nel Dizionario di Psicologia curato da Umberto Galimberti il capriccio viene definito "la manifestazione improvvisa e incontrollata di rabbia e aggressività, generalmente impotente, adottata come risposta ad una frustrazione". Quindi, attraverso il capriccio, bambine e bambini esprimono un disagio scatenato da importanti emozioni come la delusione.

Sentirsi dire di no e accettare il no non è mai facile nemmeno quando si è piccoli.

Incontro molto spesso i genitori e anche quando l'argomento alla base del confronto reciproco non riguarda la capacità di saper dire di no e manterlo, prima o poi qualcuno di loro mi domanda sempre come si fa a dire di no ai bambini. E nella loro richiesta "sento" tutta la paura che padri e madri hanno di sbagliare, di fare del male ai loro figli. Se gli dico di no si arrabbia, piange, urla!

Mi rendo conto che, da genitori, è difficile comprendere che le azioni riconducibili all'educare richiamano l'assunzione di responsabilità anche quando non siamo sicuri di fare "proprio bene".

La genitorialità oggi è molto fragile. Le cause sono tante e non voglio dilungarmi sull’argomento, ma mi capita sempre più spesso di riflettere che forse anche il dilagare gratuito di informazioni psicopedagogiche "regalate" da canali televisivi, riviste "di gossip", o altro, non può far bene. Troppo spesso rischia di generare “sensi di colpa “ nei genitori che finiscono con l’accontentare sempre i figli per essere sicuri di non sbagliare. Quando gli ho dato quello che chiede smette di piangere e io sto tranquilla. Mi sento bene. Non so cosa altro fare.

Ricordo molto bene come mi sentivo quando mia madre o mio padre rispondevano di no a una mia richiesta che per me era importante: delusione, rabbia, incomprensione, tutti sentimenti che in quel momento mi pareva facessero odiare i miei genitori. Ma finiva lì o poco dopo quando a quei no si affiancavano dei sì. Poi gli anni sono passati e ho compreso che molti di quei no mi hanno aiutata ad essere quello che sono. Ecco forse è anche questo che i genitori dovrebbero sentirsi dire: qualche no farà bene qualche no può far male, ciò che è importante è che i figli sentano di essere amati e quindi che non si sentano invisibili agli occhi dei genitori. L'educazione è sempre un rischio perché per qualcuno che dice un no, c'è chi lo deve accettare e non sempre ci riesce facilmente. E’ importante anche sapere, che per ogni "errore" (quelli della quotidianità genitoriale" ) padri e madri si possono dare la possibilità di riconoscerlo per imparare a chiedere scusa. Così i bambini possono sapere che hanno un padre e una madre "forti" ma che, come tutti, qualche volta possono sbagliare.

L’educazione non è un ricettario, non esiste la malattia denominata genitore incapace. Occorre però, da madri e padri, sapersi interrogare e cercare risposte. Quando si sente la difficoltà a farcela da soli è importante cercare luoghi dove potersi confrontare per chiarire i dubbi che nascono nelle menti ma anche, e soprattutto, nel cuore. Perché è lì che fa più male.

L’educazione è ascolto e ricerca di risposta. L’educazione è pazienza e rispetto per chi educa e per chi è educato. L’educazione è tempo per sé e per i figli.

I capricci possono essere generati dal rifiuto ma possono essere anche richiesta di attenzione.

Talvolta nelle famiglie capita che ci siano tanti problemi da risolvere (anche molto importanti come quelli della mancanza del lavoro, o legati ad una malattia, una perdita), talvolta capita anche che ci sia un avvenimento bello come quello di una nascita. In ambedue le situazioni i bambini possono sentirsi “abbandonati” o avere paura di essere abbandonati, o temere che qualcosa cambi, o pensare addirittura di essere loro stessi la causa del malessere familiare. Questi sono soltanto alcuni esempi ma servono per dire che i bambini non si comportano in un modo o in un altro casualmente o per un disegno. Né l’uno né l’altro. Perché nei loro comportamenti c’è sempre un messaggio legato a una emozione, a un sentimento. E una emozione e un sentimento per essere ri-conosciuti hanno bisogno di essere ascoltati, hanno bisogno di un nome per essere identificati e portati nell’esistenza.

In qualità genitori e, quindi, adulti educatori, abbiamo un impegno importante per essere sufficientemente bravi: quello di conoscerci, di sapere ciò che proviamo quando “nostro figlio” fa i capricci. Perché se è vero che il capriccio contiene emozioni non possiamo rispondere con altre emozioni per “fermarlo”.