LA CLESSIDRA Associazione Arci di Volontariato
“Perché il bambino morde?”

Molti bambini mordono, soprattutto nella fascia d’età compresa tra 1 e 3 anni. Mordono altri bambini, fratellini o sorelline, mamme, papà, estranei ed educatori, sia a casa che all’asilo e questo accade perché durante l’infanzia i bambini utilizzano diverse modalità per esprimere il proprio mondo interiore: gridano, piangono, fanno i capricci e, talvolta, mordono.
Il morso nei bambini è un comportamento che spesso destabilizza genitori ed educatori eppure, proprio perché è una delle forme di espressione dell’infanzia, entro certi limiti deve essere considerata una manifestazione fisiologica e come tale non deve destare eccessiva preoccupazione.

Quante volte il vostro bambino ha morso qualcuno senza un perché? Già, a volte i rimproveri non sono la soluzione giusta, ma è necessario non sottovalutare certi gesti e coglierne il senso.

Ci aiuta a farlo la dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia il cui articolo è pubblicato in collaborazione tra GiuntiScuola e Pazienti.it. Per leggere tutto l'articolo Clicca qui

 
L’ABC delle emozioni

Pensiamo sia indispensabile partire dalle “Indicazioni per il curricolo” per la scuola dell’infanzia che, senza ombra di dubbio, recitano che i bambini vengono avviati all’autonomia se, oltre ad altri aspetti, sono in grado di chiedere aiuto o di poter esprimere insoddisfazione e frustrazione, elaborando progressivamente risposte e strategie, imparando ad esprimere sentimenti ed emozioni. Non si parla più direttamente di controllo ma di espressione. È questo l’indicatore del cambio di passo.

In tale modo si sottolinea il superamento dell’epoca in cui si pensava che le emozioni intralciassero la vita e zavorrassero le persone che non potevano così raggiungere l’obiettivo prefissato con lucida freddezza e determinazione

Per leggere tutto l'articolo di Cinzia Mion pubblicato da GiuntiScuola Clicca qui

 
Piccola lezione di empatia

Si moltiplicano gli episodi di intolleranza e razzismo, gli atti di bullismo ai danni dei più fragili e di coloro che vengono percepiti come diversi. Come contrastare l’indifferenza, come sollecitare atteggiamenti e parole inclusivi, attenti e responsabili?

GiuntiScuola con un articolo di Graziella Favaro sottopone alla nostra attenzione il libro "Io Sto con Vanessa" di Kerascoët e relativo video che può aiutarci a insegnare l’empatia, coltivare il rispetto, innaffiare la gentilezza. Con parole e soprattutto con gesti quotidiani.

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Perché narrare e leggere le storie ai bambini

Ascoltare storie insieme è un po’ come costruire una casa comune, luoghi in cui stare, spazi dove incontrarsi e riconoscersi reciprocamente: significa gettare le basi della possibilità di desiderare ancora storie, di sentirle ripetere – i bambini, infatti, sono conservatori – e di desiderarne nuove, man mano che l’esperienza del mondo cresce, con le sue sempre più complesse incognite. Soprattutto, significa diventare esploratori degli spazi sterminati dischiusi dall’avventura del linguaggio. Significa in ultimo gettare le basi per riconoscere nei linguaggi, non solo verbali, uno strumento cruciale di esplorazione dell’esistenza: scoprire che la fatica di imparare a leggere (e scrivere) è una fatica che vale la pena di fare, per gli scenari sui quali consente di affacciarsi, i tesori ai quali consente di attingere.

Per continuare a leggere l'articolo di Di Martino Negri pubblicato da GiuntiScuola Clicca qui

 
Anticipo scolastico e punteggi: lasciamo giocare i bambini

Periodicamente questo argomento ritorna nella discussione della politica e tra gli esperti, con questo articolo GiuntiScuola lo ripropone alla nostra attenzione

"In questo periodo molti genitori si staranno probabilmente interrogando sull’opportunità di iscrivere in anticipo i figli alla scuola primaria. Per quanto la scelta di anticipare sia operata da una minoranza, essa obbedisce a un pregiudizio diffuso, ovvero che il bambino “si annoi” se tarda un po’ ad accostarsi a lettura, scrittura e calcolo....."

Clicca qui per leggere tutto l'articolo di Franco Nanni pubblicato da GiuntiScuola

 
Videocamere al nido? Un disegno di legge, tanti dubbi

Esiste un motivo prioritario per bandire le webcam da nidi e scuole ed è soprattutto di natura pedagogica: che messaggio trasmettono gli adulti ai bambini utilizzando l’occhio che li scruta di nascosto, adducendo che l’obiettivo è per il loro bene? Che immagine svalutante viene accordata alle educatrici che si occupano di loro e quanto questa svalutazione può alterare e compromettere il clima di benessere che è indispensabile per coltivare rapporti co-evolutivi? Quale atmosfera possiamo garantire ai bambini, ma soprattutto al personale se non accordiamo loro la fiducia che può favorire le condizioni ideali per assumersi la responsabilità del proprio gesto quotidiano che deve essere prima di tutto un gesto intenzionale, meditato e pur tuttavia spontaneo? Il processo di autoformazione può avvenire solo se attraverso l’educazione si riesce a favorire, nell’altro ed in sé stessi, lo sviluppo di quelle disposizioni in grado di facilitare tale processo.

Questa l'anticipazione dell'articolo di Anna Lia Galardini e Sandra Benedetti pubblicato da GiuntiScuola. Per leggere tutto l'articolo Clicca qui

 
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