LA CLESSIDRA Associazione Arci di Volontariato
Fuori dal nido: il quartiere e la città conoscono i bambini

Marcella Dondoli commenta così su FB il suo articolo pubblicato su GiuntiScuola

Quanti ricordi in questo articolo! Dalla mia docente di università ma anche amica affettuosa nella vita, a La Clessidra fino ad oggi, insieme alle tante educatrici che condividono con me l'esperienza di "tenere per mano" bambine bambini nei primi anni della loro vita anche a spasso per le strade delle città. Grazie Anna Lia Galardini grazie a tutte le colleghe dei nidi e delle scuole dell'infanzia nessuna esclusa.

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Il diario del bambino

Il diario è per le famiglie una conferma dell’attenzione che il bambino riceve al nido. È per il bambino una preziosa memoria della sua infanzia. Rappresenta per gli educatori un’occasione di crescita professionale.

Articolo di Anna Lia Galardini pubblicato da GiuntiScuola

È una consuetudine di molti asili nido quella di realizzare un diario per ogni bambino. È un impegno notevole che richiede una riflessione specifica per farne un'opportunità di memoria utile per ogni bambino e per trasmettere alle famiglie il sapere e la sensibilità educativa del nido

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“Perché il bambino morde?”

Molti bambini mordono, soprattutto nella fascia d’età compresa tra 1 e 3 anni. Mordono altri bambini, fratellini o sorelline, mamme, papà, estranei ed educatori, sia a casa che all’asilo e questo accade perché durante l’infanzia i bambini utilizzano diverse modalità per esprimere il proprio mondo interiore: gridano, piangono, fanno i capricci e, talvolta, mordono.
Il morso nei bambini è un comportamento che spesso destabilizza genitori ed educatori eppure, proprio perché è una delle forme di espressione dell’infanzia, entro certi limiti deve essere considerata una manifestazione fisiologica e come tale non deve destare eccessiva preoccupazione.

Quante volte il vostro bambino ha morso qualcuno senza un perché? Già, a volte i rimproveri non sono la soluzione giusta, ma è necessario non sottovalutare certi gesti e coglierne il senso.

Ci aiuta a farlo la dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia il cui articolo è pubblicato in collaborazione tra GiuntiScuola e Pazienti.it. Per leggere tutto l'articolo Clicca qui

 
L’ABC delle emozioni

Pensiamo sia indispensabile partire dalle “Indicazioni per il curricolo” per la scuola dell’infanzia che, senza ombra di dubbio, recitano che i bambini vengono avviati all’autonomia se, oltre ad altri aspetti, sono in grado di chiedere aiuto o di poter esprimere insoddisfazione e frustrazione, elaborando progressivamente risposte e strategie, imparando ad esprimere sentimenti ed emozioni. Non si parla più direttamente di controllo ma di espressione. È questo l’indicatore del cambio di passo.

In tale modo si sottolinea il superamento dell’epoca in cui si pensava che le emozioni intralciassero la vita e zavorrassero le persone che non potevano così raggiungere l’obiettivo prefissato con lucida freddezza e determinazione

Per leggere tutto l'articolo di Cinzia Mion pubblicato da GiuntiScuola Clicca qui

 
Piccola lezione di empatia

Si moltiplicano gli episodi di intolleranza e razzismo, gli atti di bullismo ai danni dei più fragili e di coloro che vengono percepiti come diversi. Come contrastare l’indifferenza, come sollecitare atteggiamenti e parole inclusivi, attenti e responsabili?

GiuntiScuola con un articolo di Graziella Favaro sottopone alla nostra attenzione il libro "Io Sto con Vanessa" di Kerascoët e relativo video che può aiutarci a insegnare l’empatia, coltivare il rispetto, innaffiare la gentilezza. Con parole e soprattutto con gesti quotidiani.

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Perché narrare e leggere le storie ai bambini

Ascoltare storie insieme è un po’ come costruire una casa comune, luoghi in cui stare, spazi dove incontrarsi e riconoscersi reciprocamente: significa gettare le basi della possibilità di desiderare ancora storie, di sentirle ripetere – i bambini, infatti, sono conservatori – e di desiderarne nuove, man mano che l’esperienza del mondo cresce, con le sue sempre più complesse incognite. Soprattutto, significa diventare esploratori degli spazi sterminati dischiusi dall’avventura del linguaggio. Significa in ultimo gettare le basi per riconoscere nei linguaggi, non solo verbali, uno strumento cruciale di esplorazione dell’esistenza: scoprire che la fatica di imparare a leggere (e scrivere) è una fatica che vale la pena di fare, per gli scenari sui quali consente di affacciarsi, i tesori ai quali consente di attingere.

Per continuare a leggere l'articolo di Di Martino Negri pubblicato da GiuntiScuola Clicca qui

 
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